“Non un passo indietro”. Ancora sulla Coca Cola di Fuenlabrada

Era per questa mattina alle sei e mezza il nuovo appello a raggiungere il presidio che i lavoratori della Coca Cola portano davanti da oltre un anno davanti ai cancelli dello stabilimento di Fuenlabrada.

I lavoratori della Coca Cola vogliono impedire il tentativo di smantellamento della fabbrica e vogliono poter rientrare al lavoro, come sancito dalla sentenza dell’Audiencia Nacional.

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Avere una sentenza che gli dà ragione, infatti, non è stato sufficiente per i lavoratori e le lavoratrici che, lo scorso giovedì, sono stati caricati e respinti dalla Polizia madrilena.

Il presidio, infatti, voleva evitare l’ingresso di nuovi operai, contrattati appositamente per smantellare la fabbrica ed avere poi una giustificazione al mancato reintegro dei 351 lavoratori licenziati. Secondo l’impresa, invece, si tratta di operai che svolgono lavori di manutenzione ed inventario.

Dopo le cariche della polizia, che hanno portato a quattro feriti e ad un arresto per resistenza, i lavoratori e le lavoratrici si sono riorganizzati e sono riusciti ad entrare nella fabbrica e a far uscire gli operai che Coca Cola sta strumentalmente utilizzando.

Questa mattina ancora numerosi operai e solidali si sono radunati davanti ai cancelli, ribadendo che non sono affatto disposti ad arrendersi e che non vogliono polizia ma l’esecuzione della sentenza.

All’arroganza della multinazionale nordamericana i lavoratori e le lavoratrici rispondono con la determinazione e l’inflessibilità che contraddistingue le lotte operaie, dall’Argentina all’Italia, dalla Spagna alla Turchia.

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La chiamano felicità, si chiama sfruttamento. Il 2015 della Coca Cola.

Il clima natalizio, seppur posticipato di qualche giorno, è quasi completo.

L’aria gelida e le strade che iniziano a essere spolverate di bianco, i primi fiocchi di neve che diventano nuvole, sospinti da folate di vento nordico…da un momento all’altro potrebbe apparire Babbo Natale. A meno che la Coca Cola non abbia deciso di fare economia pure su di lui.

Siamo onesti, il Babbo Natale come invenzione della multinazionale nordamericana è probabilmente una leggenda metropolitana; sono altri, purtroppo, i motivi per cui la Coca Cola in questi giorni è finita a far notizia sui giornali.

La celebre azienda di bevande ha annunciato pochi giorni fa la sua apertura a Gaza; la costruzione dell’impianto è iniziato lo scorso 22 Dicembre, con l’ingresso dei primi camion nei territori.

 AFP Photo - Khaled Desouki - Fonte rt.com

AFP Photo – Khaled Desouki – Fonte rt.com

Non so ancora quale sia la parte peggiore della faccenda. Da un lato, ovviamente, le necessità della Striscia sono immense: medicinali, generi alimentari ma anche materiale per la ricostruzione: sono 7 mila le case distrutte e 89 mila quelle danneggiate dall’operazione Margine Protettivo la scorsa estate; dall’altro il comportamento della multinazionale rende ancora più furenti se si guarda altrove.

Fonte: Facebook Aqsas Yarif

Fonte: Facebook Aqsas Yarif

Soltanto pochi giorni fa il Wall Street Journal ha riferito che la Coca Cola annuncerà presto il suo piano di ristrutturazione che taglierà tra i 1000 ed i 2000 lavoratori e lavoratrici  all’inizio del 2015, con le prime lettere di licenziamento che dovrebbero raggiungere i dipendenti statunitensi già dall’8 di Gennaio, ci sarà tempo fino al 15, invece, per tutti gli altri.

A quanto pare, l’azienda ha registrato una caduta del 14% dei suoi profitti nel terzo trimestre dell’anno ed ha quindi stabilito di effettuare tagli per 3.000 milioni di dollari; e così, oltre a chiedere ai dirigenti di prendere il taxi invece di usare le limousines e a cancellare la festa di Natale colpisce duramente i lavoratori.

Twitter: @BrujaAveriada

Twitter: @BrujaAveriada

E non si parla “solo” dei futuri licenziamenti. E’ da quasi un anno che altri lavoratori della Coca Cola portano avanti la loro battaglia per essere reintegrati sul posto di lavoro, nella vicinissima Madrid.

Sono 271 i lavoratori della sede di Fuenlabrada che sono stati licenziati ingiustamente dall’azienda e che oggi chiedono di essere reintegrati sui loro posti di lavoro.

In realtà il mancato reintegro è solo l’ultima angheria della multinazionale statunitense; alla decisione dell’Audiencia Nacional, che ha dichiarato nulli i licenziamenti e che ha obbligato la Coca Cola a tornare sui suoi passi, il colosso delle bibite ha risposto proponendo sì di tornare a lavorare ma in stabilimenti a centinaia di kilometri da Madrid.

"Fai felice qualcuno! Iniziamo con i lavoratori licenziati di Fuenlabrada".  Fonte: twitter @oskar06

“Fai felice qualcuno! Iniziamo con i lavoratori licenziati di Fuenlabrada”.
Fonte: twitter @oskar06

La mobilitazione dei lavoratori e delle lavoratrici ha inondato le reti sociali, facendo diventare l’hashtag “2015sincocacola” tendenza nel twitter spagnolo, e le strade madrilene, dove la protesta dei lavoratori della multinazionale nordamerica si è saldata con quella dei lavoratori di Madrid Rio, in sciopero da due settimane contro 127 licenziamenti e dei malati di epatite C che vedono peggiorare la qualità delle cure loro offerte a causa dei tagli alla sanità.

Fonte: Disopress

Fonte: Disopress

Continua l’invito al boicottaggio, scandito dallo slogan “Se a Madrid non si produce a Madrid non si compra”, mentre i lavoratori e le lavoratrici della Coca Cola si preparano a scendere di nuovo in piazza l’8 Gennaio, chiedendo alla Coca Cola di rispettare la sentenza dell’Audiencia Nacional con il riuscito subvertising di una della pubblicità natalizia del famoso marchio “Fai felice qualcuno! Iniziamo dai lavoratori di Fuenlabrada!”.

Una felicità amara, quella della Coca Cola, che licenzia e non reintegra, che prepara lettere di licenziamento invece che di auguri proprio sotto Natale e che decide di investire a Gaza, pubblicizzando futuri “progetti sociali” nella Striscia, dopo aver contribuito e sostenuto l’economia di Israele: dalla parte del carnefice prima, della vittima poi.

E non c’è aria di Natale che tenga perché la Coca Cola possa convincere dei suoi intenti filantropici, chiudendo e licenziando in Europa per trasferirsi in un uno dei luoghi più poveri e disperati del mondo.

“Fai felice qualcuno”, regalaci un 2015 senza Coca Cola, regalaci un 2015 senza sfruttamento.

“Alfòn libero”, lo grida Madrid, lo gridino tuttx. Appello dalla Piattaforma per la libertà di Alfòn

Madrid è, ai miei occhi e nel mio cuore, la città degli opposti e delle contraddizioni. E’ la città non natale di Franco ma dove ancora di Giovedì, si trovano nei bar tapas di paella come voleva il caudillo, o almeno questo narra la leggenda.

E’ la città degli ultras in curva con le bandiere della falange franchista, delle marce commemorative per i falangisti e per Franco, dei concerti di gruppi antifascisti ed internazionalisti (Non Servium e Banda Bassotti, tra gli altri) sospesi, e delle manifestazioni fasciste legali. Come la “marcia contro l’immigrazione anti-spagnola” del Novembre 2007, che Esperanza Aguirre, presidentessa della Comunità Autonoma di Madrid, autorizzò e che portò alla morte di Carlos Palomino, antifascista appena sedicenne.

Carlos Palomino era un ragazzo di Vallecas, municipio fino al 1950, poi quartiere, a sud di Madrid.
Vallecas è il quartiere operaio per eccellenza della capitale spagnola, nato in seguito all’installazione delle prime fabbriche ed abitato prevalentemente da famiglie che emigravano dal resto della Spagna; è un quartiere antifascista, già che forte fu la resistenza all’avanzata franchista. E’ tuttora un quartiere fatto di legami, reti di solidarietà, partecipazione e comunità. E tornando al calcio è la sede del Rayo Vallecano, e dei suoi ultras, i Bukaneros, che portano il loro antifascismo ed il loro anticapitalismo sugli spalti, nelle strade della città e del quartiere.

Di questo stesso quartiere è Alfòn, giovane operaio di 22 anni, che la mattina del 14 Novembre 2012 si stava recando ad uno dei picchetti chiamati per lo sciopero generale europeo. L’accusa è di detenzione di esplosivi ed il carcere preventivo è immediato. 56 i giorni che Alfòn è costretto a passare in regime F.I.E.S., un regime carcerario “speciale”, che prevede la censura stretta di posta e pacchi o l’incomunicabilità con l’esterno, il controllo della vita all’interno del penitenziario (orari, attività permesse) ed il tentativo di isolare dagli altri detenuti e dai/lle solidali all’esterno, attraverso continui trasferimenti e così via.

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La madre denuncia, nei giorni seguenti, violenze psicologiche nei confronti del figlio ed, insieme al coordinamento che nasce per richiedere la libertà del giovane militante, la natura del tutto politica dell’arresto. Alfòn viene arrestato sulla base della figura giuridica dell'”allarme sociale”, non più in vigore dal 2003. Il giudice giustifica tale misura sulla base del fatto che Alfòn simpatizza per i Bukaneros e quindi è sospettato di appartenenza a “banda armata”.

Alfòn ha ottenuto la libertà condizionale il 19 Gennaio successivo ma, a distanza di quasi due anni da quello sciopero generale, è ancora necessario sostenere la lotta dei suoi familiari, amicx, vicinx e compagnx per la sua libertà totale. Infatti, il prossimo 18 Settembre, nella Madrid degli sgomberi dei centri sociali antagonisti e delle occupazioni fasciste, si terrà l’udienza del processo, nel quale Alfòn rischia fino a 5 anni e mezzo di carcere.

Il caso di Alfòn non desta certo stupore, salda l’abitudine alla repressione come maldestro tentativo di indebolire i movimenti. Che l’abitudine, però, non ceda il passo all’inazione.

La “Piattaforma per la Libertà di Alfòn”, composta da familiari, amicx, vicinx e compagnx chiede la solidarietà attiva, attraverso l’organizzazione di dibattiti, presidi ed attacchinaggi di manifesti, a tutti i collettivi e le organizzazioni, a livello nazionale ed internazionale.

Come sempre la risposta alla repressione può essere una sola: unità, solidarietà ed ancora lotta.

Qui la pagina della “Piattaforma per la Libertà di Alfòn”

Di seguito il Comunicato della “Piattaforma per la Libertà di Alfòn”

“Vogliamo che Alfonso resti in libertà”

La Piattaforma per la Libertà di Alfòn chiede di unirsi alla campagna che si sta portando avanti per la libertà di Alfòn.

Il 18 Settembre prossimo si terrà il processo contro un nostro familiare, vicino, amico e compagno, Alfòn, per il quale verranno chiesti 5 anni e mezzo di carcere.

Alfòn è un giovane di 22 anni, del quartiere operaio di Vallecas, Madrid, che è stato arrestato mentre usciva di casa e si dirigeva al picchetto unitario del suo quartiere per lo sciopero generale europeo del 14 Novembre 2012, per manifestare contro la disoccupazione e la riforma del lavoro, i tagli nel settore sociale, la privatizzazione di sanità ed istruzione…

Grazie alla vostra solidarietà ed alle mobilitazioni internazionali del 28 Dicembre 2012 siamo riusciti a rompere il silenzio dei mezzi di informazione che cercavano di mantenerlo nell’ostracismo, e a tirarlo fuori dal carcere a 56 giorni dal suo arresto, il 9 Gennaio del 2013.

La repressione in Spagna è andata crescendo fino a raggiungere limiti insospettabili di assenza di libertà. In decine di migliaia abbiamo multe, più di mille sono le persone imputate e centinaia con richiesta di arresto in carcere par aver preso parte alle lotte sociali, politiche e sindacali.

Per questo motivo abbiamo organizzato una serie di mobilitazioni tanto nel suo quartiere e nella sua città, quanto nel resto dello stato spagnolo ed abbiamo convocato una nuova giornata internazionale di solidarietà per il prossimo 16 di Settembre alle 19.00 e per questo abbiamo bisogno della vostra solidarietà attiva, come in passato.

Vi proponiamo di:

– Dare diffusione a questo caso secondo le vostre possibilità (mail, dibattiti o iniziative)

– Realizzare un presidio e scrivere un comunicato (il giorno 16 alle 19 in un luogo emblematico della vostra città, dove siete soliti organizzare presidi o manifestazioni) e vi saremmo grati se ci mandaste foto al nostro indirizzo e-mail

-Fare uno striscione con la scritta “Alfòn Libertad” ed esporla nella vostra città la notte tra il 9 ed il 10 di Settembre, farvi una foto ed inviarcela per mail, dato che ciò si è già rivelato importante in occasione della sua liberazione.

Vi ringraziamo per la vostra solidarietà e restiamo in attesa della vostra risposta.

Libertà per Alfòn!

Per la libertà ed il ritiro dei carichi penali di tutte le persone accusate o incarcerate per le lotte!

Viva la lotta della classe operaia!

Conto corrente in solidarietà: ES33 0487 0542 86 2000051729 ( a nome di Madres Contra la Represión)