…e ancora primavera

394 giorni fa, di solitudine e nostalgia. Il potere terapeutico della parola, dei ricordi, delle emozioni. 394 giorni dopo è ancora primavera. A chi cerca, a chi trova. E soprattutto a chi ha fatto con me un pezzo, anche solo un passo. 

 

Manca qualcosa, ma non le parole.

Non la consapevolezza.

Manchi tu, quello che sei e che ho solo potuto sbirciare da lontano, come attraverso una serratura. Manca il concetto, un pensiero.

E quando manca e lo sguardo si fa triste, il cuore poltiglia si può cercare nei ricordi. Perché il passato è finito ma è testimonianza di ciò che un giorno, inaspettato, tornerà.

Torneranno le domeniche senza impegni, sempre libera, la vita fuori gli istanti dentro. Torneranno le canzoni, tutte che parlavano di noi; tornerà la felicità come una giostra in un luna-park coperto di neve. Torneranno le tue risate a vedermi fare il pagliaccio, la tua collana sotto il cuscino, gli sguardi di nascosto e il tuo corpo caldo nelle notti di inverno.

Torneranno i mate al parco, il tempo si ferma e non sono più le parole ma le emozioni a riempirci di vita il respiro. Senza nemmeno toccarsi, come elettricità senza fili

Torneranno le magie, due carte, il tuo cuore il mio cuore, nella clessidra rapida di tempo che sembrava eterna. Una magia solo per me al gate di un volo intercontinentale, di un viaggio da cui non ci sarebbe stato ritorno. “La pioggia” – mi dicevi – “la pioggia resterà per sempre. Ogni volta sarà la pioggia di quella notte che ti ha fatto restare, che ci ha fatto incontrare”. E gli occhi alla luna, che quando la guardi vedi un anatroccolo se sei innamorato. E su il naso e l’anatroccolo era là, nel cielo di un luogo che non ha nemmeno più un nome. E la musica da un negozio, “Only you” diceva mentre ballavamo nella strada, circondati da gente che della strada viveva e il mercato intero ci guardava, e i sorrisi erano degli occhi, dell’anima. E faceva freddo, e scorrevi le mani sul mio corpo nudo e mi dicevi che il freddo non doveva dispiacermi perché con il freddo la pelle è più sensibile e tutto è più intenso e le tue mani lunghe sottili e magiche mi accarezzavano tra la pelle d’oca e i brividi.

Torneranno i Pisco e soda blanca, le canzoni in macchina, il tuo sguardo mentre andavamo a comprare i biglietti che mi avrebbero portato via per sempre. E Valpo bellissima, e noi bellissimi. E tu che ti prendevi cura di me ed io che smettevo di essere dura e inavvicinabile e mi lasciavo cullare in una vita che si srotola facile. E il tuo giorno di ferie, il primo dopo due anni e mezzo, per portarmi al Cajòn del Maipo, e la neve che ci ferma e ci spaventa. E il tuo non aver paura di aver paura.

Tornerà come fosse il primo, via tutti i vestiti, via pure i piercing, fino all’ultimo, perché non esistesse niente oltre i nostri corpi e il cielo stellato su di noi. E un amuleto, la protezione reciproca e eterna, che niente ti possa scalfire, per molto che tu ti possa allontanare.

Torneranno anche le più piccole cose, un pomeriggio d’estate su all’orto, le amache e la naturalezza di sentire che era tutto così semplice anche se sono stata capace di rovinare tutto.

Torneranno gli incontri casuali e fugaci, quando nel giro di tre frasi la mia gamba cercava la tua e poi le tue labbra le mie.

Tornerai, lo spero perché sei andato via troppo in fretta, lasciandomi a fantasticare come sarebbe stato.

Torneranno i discorsi sul balcone, che se ci penso ora che me ne sono andata per fedeltà a un’idea che non esisteva già più spezzando di nuovo un filo che si incastra e si srotola da anni, tra tour per l’Italia centrale e passeggiate su spiagge deturpate posso solo cullarmi un rimpianto. Torneranno i ritorni all’alba in bici in due, un bacio timido ogni tanto sotto i portici deserti inspiegabilmente senza cadere mai.

Ed ora mi manca il presente, che il passato con te è un albero spoglio, adorno di troppi pochi ricordi. Li tengo per me, tortura e dispetto. Ed ora che manchi tu chiamo tutti gli altri a farmi compagnia. Perché quello che cerco da te è un po’ d’amore e un po’ di tenerezza, quelle che conosco, quelle che ho già avuto e che non perderò mai, pure se se ne sono andate già. E ora che mi manca il tuo amore chiamo tutti i miei amanti, torno a quei giorni, perché mi facciano compagnia, perché mi ricordino che esistono, che torneranno. E il corpo si scioglie gli occhi si rilassano e si chiudono e vi invito tutti qua a scaldarmi il sonno, i piedi, e il cuore.

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