Prima che faccia neve

Cartedisperse racconta la straziante storia di Nina, una storia che suona antica ma che è, purtroppo, ancora così recente.
Nina aveva 16 anni nel 1967, mentre iniziava un’epoca di speranze e ideali, di cambiamenti, di fermento politico.
Nina non li vide mai.

La storia di Nina, scrive Cartedisperse, è una storia di oppressioni multiple: di genere, di classe. Nina viene da una famiglia contadina, è donna, è povera. Nina è “matta”.

La storia di Nina è vecchia, sbiadita, talvolta un po’ fumosa.
E così potremmo approcciarci a questa storia, come ad una vecchia fotografia che racconta storie che non ci riguardano. Che non hanno più a che fare col nostro tempo.

E invece, proprio in questi giorni, in una città (fu) operaia la malattia o la sofferenza mentale sono ancora attuali.

In questi giorni, in queste settimane, ancora si parla di costruire una Rems, una struttura residenziale per l’esecuzione di misure di sicurezza sanitaria, la nuova frontiera dopo la chiusura degli OPG. Cambiano le sigle ma la sostanza rimane la stessa: come si può parlare di cura se si parla di pericolosità? Se non si hanno strumenti e risorse per mettere in atto dei percorsi? Se non si coinvolge il paziente, la famiglia, la comunità?

I “matti”, ogni tanto, vanno in prima pagina. Quando uccidono o aggrediscono o quando vengono uccisi durante i TSO. Nella quotidianità di sofferenza e cura, invece, trionfa il silenzio. E la solitudine, dei pazienti e degli operatori, fino ad un provvedimento regionale, il DGR 30, che mette a rischio il posto di lavoro di centinaia di operatori e al tempo stesso palesa la concezione custodialistica dell’assistenza psichiatrica.

Eppure la soluzione non può essere il rifiuto della psichiatria, della cura, della professionalità.
La sofferenza mentale esiste, dichiararsi tutti/e folli/e e pensare di poterla “autogestire” è, semplicemente, ingenuo.
Sedersi a discuterne, tutti e tutte, professionisti, operatori, familiari, malati, comunità è una risposta.

La psichiatria territoriale di comunità, quella che ha aperto le porte ma senza declinare le responsabilità, che ha liberato i malati ma senza abbandonarli alla loro sofferenza.

Quella di Marco Cavallo e dei suoi desideri. Quella che si incontra qui.

cartedisperse

NIna 4

per scaricare il testo che segue come pdf clicca qui Nina

   A 16 anni, si dice, hai una vita davanti. A 16 anni hai i sogni, il mondo è leggero, a 16 anni è tutto chi lo sa, certo le difficoltà, le problematiche dell’adolescenza, ma a 16 anni ogni giorno è primavera, sei ancora un ragazzo, a 16 anni non puoi avere paura, no a 16 anni non puoi avere paura…

   Nina, invece, a 16 anni ha paura. Il dottore scrive «un senso di paura e di ansia immotivate». Poi aggiunge «Si mirava continuamente nello specchio ed a volte piangeva. Una notte riferì di vedere un uomo che girava per la casa».

   Il dottore ha una scrittura nervosa e contratta, perdo ore a decifrare questi tratti di penna incisi su carte ormai ingiallite a segnare una storia di anamnesi, diagnosi, terapie. Una storia clinica, così la…

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