A forza d’esser vento, si diventa tempesta. Su Salvini al campo di via Erbosa

Rom e Sinti sono popoli tendenzialmente pacifici, non hanno mai avuto un esercito, non hanno mai fatto una guerra, al massimo le hanno subite o hanno risposto a violenze e discriminazioni con scaltrezza e furbizia.

Deve essersi messa d’impegno la consigliera comunale Borgonzoni per farsi rifilare uno schiaffo e qualche spintone da una giovane sinti del campo di via Erbosa, durante la campagna elettorale della destra emiliana.
Il video parte dallo schiaffo, non è dato sapere che cosa fosse successo prima, le dichiarazioni che si possono trovare in rete sono della Borgonzoni, di Salvini, di politici di altri schieramenti. Tutti rigorosamente gagé, ad eccezione di Djana Pavlovic, vice presidente della Federazione sinti e rom insieme.

La violenza contro i rom ed i sinti è anche il silenzio e l’infantilizzazione a cui li condanniamo, l’impossibilità di esprimersi su di sé e sulle proprie vite, la paura di denunciarla questa violenza, che per sentirsi più italiani, più integrati, meno problematici per questo paese tocca pure dire che “in questo momento in cui in Italia c’è uno scontro sociale molto forte abbiamo bisogno di coesione non di scontri” (sempre Djana Pavlovic in un’intervista).

La coesione di cui c’è bisogno in questo paese oggi è una coesione critica, scientificamente ricercata e scelta, non aprioristica e buonista.
Certo non è la coesione con Matteo Salvini, che, all’indomani dello schiaffo indice strepitando un presidio davanti al campo. E che lì trova ad attenderlo i e le militanti dei centri sociali, uomini e donne, antirazzisti e antirazziste, che non hanno nessuna intenzione di permettergli di fare campagna elettorale sulla pelle dei rom.

Fonte: Nazione Rom

In particolare la Lega attacca il Comune per i 130.000 mila euro di utenze del campo, ma i costi delle “emergenze nomadi” e della gestione “non emergenziale” dei campi è significativamente più alta. Alti sono i costi di guardie giurate e impianti di videosorveglianza, dei container e dei servizi, che vengono preferiti alle forme di autocostruzione, dei progetti di “integrazione” e sostegno del terzo settore.

Su una cosa, in effetti, sono d’accordo con Salvini. Bisogna chiudere i campi rom, che l’Italia stessa ha istituito a partire dalla prima metà degli anni ’70. Forse Salvini non lo sa che siamo l’unico paese in Europa ad aver fatto questo brillante percorso: prima abbiamo creato i divieti di circolazione per i rom ed i sinti (sì, proprio su base etnica), poi, dato che ci sembrava un filino discriminatorio abbiamo pensato di istituire dei campi attrezzati per nomadi in transito. Da un lato, non riconoscendo che anche dei camping attrezzati rivolti solo a rom e sinti potevano apparire vagamente discriminatori e razzisti, dall’altro sottovalutando un elemento: il nomadismo come carattere sempre meno diffuso tra i rom ed i sinti presenti nel nostro paese.

Ed ora, a distanza di quarant’anni, Salvini si accorge che è ora di chiudere i campi, ma con quali alternative? A Salvini vorrei dire che in Abruzzo e Molise i rom ed i sinti vivono in case da sempre, perché queste regioni non ne hanno istituiti di campi; che negli anni sono stati ideati diversi progetti per l’abitare rom: piccoli villaggi, case popolari, l’auto-costruzione che permette di avere una casa in legno su due piani e di 70 mq al prezzo di un container di 32, casa che prese fuoco durante una notte di temporale. Dissero che era stato un fulmine a distruggere Savorengo Ker, la “casa di tutti”. O forse facevano paura i legami sociali e le relazioni che si erano create intorno alla costruzione di quella casa, forse faceva paura l’autodeterminazione dei rom che per un volta decidevano per sé, senza farsi piegare dai gagé e dal loro ostracismo o assistenzialismo.

Savorengo Ker
Fonte: repubblica.it

E chiudiamoli sti campi rom, Salvini. Ma decidiamo insieme ad i rom ed ai sinti le sistemazioni alternative, iniziamo a capire che c’è bisogno di case, che c’è bisogno di non perderle a causa degli sfratti per morosità, morosità incolpevole di chi ha perso il lavoro per la crisi.

La realtà, Salvini, è questa. Ci avete tolto il lavoro, ci volete togliere le case, e ci volete convincere che dobbiamo prendercela con i rom ed i sinti, con gli stranieri che vorreste lasciare annegare, mentre ci passate accanto con la Crociera sul Mediterraneo.

La colpa, Salvini, è solo vostra. Le case ed il lavoro ce le togliete voi ed è per questo che con voi non è possibile nessuna coesione, nessun dialogo. E’ per questo che quando ti presenti davanti al campo di via Erbosa trovi “quei bastardi” ad aspettarti.
Perché lo sappiamo chi sono i nostri, e chi invece sta dall’altra parte.
Chi semina vento, raccoglie tempesta.
A forza di esser vento, si diventa tempesta.

Fonte: Tano d'Amico?

Fonte: Tano d’Amico?

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