Trenzaré mi tristeza

Mi sono imbattuta per caso in queste parole di Paula Klug, di cui, tuttora, ammetto di non saper nulla.

Sono parole che mi hanno riportata lontano, alle sedie in semicerchio nell’aia di fronte al Parapety, agli sguardi timidi delle donne vicino al fuoco, ai piedi nudi dei bambini. Alle ragazze della Tekove, prima del Sabato Culturale, intrecciandosi i capelli come cambas, o lasciandoli sciolti come collas. Alle mie dita inesperte e titubanti, una ragazza ad insegnarmi, una cavia e la minaccia dei pidocchi.

Ad una saggezza che ancora mi emoziona, ad una poesia che già mi manca.
Un gesto quotidiano che torna ad essere legame con la vita, la natura, gli spiriti.

“Intreccerò la mia tristezza”.

Mia nonna diceva che quando una donna si sente triste la cosa migliore che può fare è intrecciarsi i capelli: in questo modo il dolore rimarrebbe intrappolato dentro i capelli e non potrebbe arrivare al resto del corpo; bisogna fare attenzione a che la tristezza non si metta negli occhi perché li farebbe piovere, né bisogna farla entrare tra le labbra, perché le obbligherebbe a dire cose non vere, “che non si metta tra le tue mani”, mi diceva, perché puoi tostare troppo il caffè o lasciare crudo l’impasto: è che alla tristezza piacciono i sapori amari. Quando ti senti triste, bambina, intrecciati i capelli; intrappola il dolore nella matassa e lascialo scappare quando il vento del nord soffia con forza.

I nostri capelli sono una rete capace di intrappolare tutto, sono forti come le radici dell’ ahuehuete e morbido come la schiuma dell’atole.

Che la malinconia non ti prenda alla sprovvista, bambina mia, anche se hai il cuore rotto o le ossa fredde per una qualche assenza. Non farla entrare dentro di te con i capelli sciolti, perché scorrerà come una cascata per i canali che la luna ha tracciato dentro il tuo corpo.

Intreccia la tua tristezza, diceva, intreccia sempre la tua tristezza.

E domani, svegliati con il canto del passero e la troverai pallida e dissolta nel telaio dei tuoi capelli.

Paola Klug ☾ La pinche Canela ☽

Decía mi abuela que cuando una mujer se sintiera triste lo mejor que podía hacer era trenzarse el cabello; de esta manera el dolor quedaría atrapado entre los cabellos y no podría llegar hasta el resto del cuerpo; había que tener cuidado de que la tristeza no se metiera en los ojos pues los harìa llover, tampoco era bueno dejarla entrar en nuestros labios pues los obligaría a decir cosas que no eran ciertas,  que no se meta entre tus manos- me decía-  porque puedes tostar de más el café o dejar cruda la masa; y es que a la tristeza le gusta el sabor amargo. Cuando te sientas triste niña, trénzate el cabello; atrapa el dolor en la madeja y déjalo escapar  cuando el viento del norte pegue con fuerza.

Nuestro cabello es una red capaz de atraparlo todo, es fuerte como las raíces del ahuehuete y suave como la espuma…

View original post 320 altre parole

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...