Sarà una risata che mi seppellirà…

Bisognerebbe seguire l’istinto più spesso. Sento un corteo in lontananza, esplodono bomboni. Passa proprio sotto l’ordine, dove sto cercando di capire quanto sarebbe complicato lavorare qui. Scendo e provo a raggiungere il corteo. Ho in mente di andare ad Alta Gracia, dove c’è la casa, una delle, in cui ha vissuto la sua infanzia il Ché, ora museo. Se ne parlava con Marcos, prezzi aumentati in pochi anni e sfruttamento dell’immagine di un uomo che sarebbe contrario a tutto ciò. Ad ogni modo Fidel e Chávez sono stati qui per l’inaugurazione, come una sala testimonia.

Sono indecisa, oggi dovrebbero approvare la legge dell’ambiente di cui mi hanno parlato i compagni e le compagne dell’acampe, questo corteo mi chiama, chissà cosa sarà. Il Ché sarebbe stato in strada, non in un museo, mi dico. Mi lancio all’inseguimento del corteo ma dopo cinque o sei quadre abbandono il progetto e mi dirigo alla casa del Ché.

Avrei dovuto seguire l’istinto, dicevamo. Il museo è fondamentalmente kitsch, con qualche oggetto emozionante, come la bici a motore del suo primo viaggio e la moto del secondo con Granado. Ci sono i diari, frammenti per presentare le sale ed i quaderni originali, con la sua scrittura semi-incomprensibile, chissà se la mia querida esteta della scrittura rimbrotterebbe anche il Ché. Ci sono foto dall’infanzia alla Bolivia, la lettera a Fidel prima di lasciare Cuba. Costa settanta pesos l’ingresso, un furto. Una quarantina per me che ho ancora la tessera da studentessa, nonostante il mercoledì i musei siano gratis.

C’è il bagno originale, la cucina con i ricordi di Doña Rosario. C’è il giardino che circonda la casa, che suscita le mie amare risate. C’è la statua di un Ché bambino, seduto sul muretto sulla parte centrale, c’è un busto circondato dalla bandiera argentina e cubana e una mattonella, di quelle che ospitano stupide frasi sulla scelta di non fare credito o sul matrimonio; la mattonella invita ad “amarsi gli uni gli altri, principio del Cristianesimo”.

Infine, la mia preferita. Quando esco in cortile due donne, madre e figlia, suppongo, mi chiedono di scattare una foto. C’è una panchina, con una statua del Ché seduto e lo spazio per sedersi con lui.

Aspettando il clown di Mc Donald's

Aspettando il clown di Mc Donald’s

Ronald_McDonald_sitting

L’amarezza si trasforma in riso (amaro) e cavalco l’idiozia facendomi un selfie con il Ché che fuma un sigaro annoiato mentre aspetta l’arrivo del pagliaccio di Mc Donald’s.

#picoftheday #selfieoftheday #specialfriends #ioete3msc

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