Amara terra…

Córdoba, me l’avevano detto, è interessante dal punto di vista dei movimenti sociali. Vado a cercarli a Malvinas Argentinas, un piccolo poblado ad una decina di km dalla città. È impressionante il cambio tra i grattacieli della città e le case basse e spesso umili dell’interno. Le strade sono immense e spesso sgombro da edificazioni l’orizzonte. Il tempo sembra scorrere, su questi dieci km, dalla modernissima capitale agli anni ’50. Mi ricorda abbastanza l’ambientazione di “Historias mínimas”, che in realtà è filmato ben più a sud. Quando scendo dal colectivo (cioè dall’autobus) si alzano mani per salutarmi ed invitarmi. I ragazzi e le ragazze dell’acampe sono in assemblea, seduti in cerchio sotto un piacevole sole. Domani potrebbe essere approvata una legge sull’ambiente che favorisce Monsanto. Ah, già non ho ancora spiegato dove sono. A Malvinas Argentinas, da meno di un anno, sorge un campeggio contro la multinazionale Monsanto, che qui vuole costruire un luogo di produzione di mais transgenico. La zona, peraltro, è già pesantemente gravata dalle fumigazioni e da un’enorme impianto della Coca-cola. In particolare, dal punto di vista ambientale, qui si trova un importantissimo ed esteso “acquifero”, riserva naturale di acqua dolce che rischia di essere contaminato; oltre a ciò sono già elevate le cifre di tumore nella zona, il transgenico avvelenerà la catena alimentare e potrebbe raggiungere le coltivazioni della zona. Inoltre, a Malvinas Argentinas è ancora presente denutrizione ed analfabetismo. Ma gli interessi politici ed economici sono enormi, Kristina presentò con giubilo ed orgoglio il piano di investimenti della Monsanto. E la lotta a volte soffre. L’occupazione, nel suo splendore, aveva una serie di “puestos” che bloccavano altrettante entrate dello stabilimento in costruzione. Ora ne sono rimasti due, la cucina ed un altro. Mi fanno fare un giro, mostrandomi i “puestos”, di fango, legno e teli di plastica. C’è ancora molto lavoro da fare, il freddo è arrivato e le tende non bastano più. Dicono che per il freddo tanta gente sia andata via, ed in effetti le condizioni al campo sono difficili. Non c’è luce, l’acqua la porta un camion, il bagno si divide in secco, cioè solido, e aria aperta per il resto. C’è un giovane e bell’orto però, la verdura si riesce abbastanza a recuperarla ai mercati, così come pane e criollos.

Mi raccontano dell’esistenza di un’altra assemblea, “Malvinas lotta per la vita”, nome che suona mezzo inquietante. Ci sono molte divisioni, abbandoni, timori. Se il freddo ne ha portati via molti anche la repressione ci ha messo il suo. Sono stati violenti gli sgomberi lampo per far passare i camion, cariche feroci, pallottole di gomma. Ce n’è stata anche un’altra, di repressione; quella del sindacato delle costruzioni, una di quelle, come accennato, squadracce costituite ad hoc per andare a mettere ordine dove lo si vuole, senza dover aspettare tramiti giudiziari. Dicono che la dittatura non se n’è mai andata, gli e le occupanti. Infine, nel paese, il sindaco è anche proprietario di due delle tre farmacie e raccontano di minacce subite per partecipare all’acampe, di sussidi o farmaci negati o revocati. Fermano compagni diretti a Malvinas nella stazione degli autobus di Córdoba. Pochi giorni fa hanno portato via un ragazzo, perché era con altri che suonavano e giocolavano. L’hanno liberato poche ore dopo ed è di nuovo qua.

Vedo criticità e limiti, forse dovuti alla giovane età, forse ad una radicalita’ che può finire per essere isolante. Vedo un’ottica spesso diversa dalla mia e mi interrogo. Agli ed alle occupanti chiedo se il blocco è simbolico o effettivo. Loro dicono che è reale, che davvero i lavori sono rallentati. Di sicuro la lotta dei movimenti ha fatto crescere l’attenzione, ha costretto Monsanto a presentare uno studio di impatto ambientale che è stato rifiutato, seppur con la possibilità di presentarne un altro. Perché ovviamente Monsanto si è installata prima di aver compiuto tutti i requisiti ed aver ricevuto tutte le autorizzazioni, ma questo no, non suona nuovo. Nel buio della notte gli e le occupanti dividono letti e coperte, un mate i turni di guardia ed il freddo. Tra limiti e difficoltà, la lotta continua.

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