A ciascuno il suo

Sono tanti i modi di essere donna, ed a Córdoba vado a scoprire l’altro estremo rispetto a quello visto nei tre quattro mesi chaqueñi. In tutta la Bolivia l’identità di donna coincide con quella dimadre. Si potrebbe dire che dipende dal valore attribuito ai figli dai popoli originari, ma forse èsoprattutto responsabilità della religione cattolica sovrappostasi poi. Ci siamo interrogate tanto con Anita su questi temi, la pianificazione familiare imposta dalle Ong che rimproverano i paesi incui intervengono per la loro povertà, dovuta, sostengono, all’elevato numero di figli; i figli in età precoce, tanto scioccanti per la cultura occidentale quanto avvallati dalla natura. Non è semplice il lavoro di decostruzione culturale che sempre si dovrebbe fare quando si giunge o,ancor di più, quando si “coopera” in questi luoghi. Racconto ad Anita della ragazza che è rimasta incinta rassicurando il suo compagno che non sarebbe accaduto nulla, lui racconta che lei gli avrebbe detto che voleva un figlio da lui, anche a costo di crescerlo da sola. Anita parla delle culture e delle troppe volte che non le riconosciamo e le colonizziamo. Al tempo stesso penso che non ci si possa nascondere dietro al “fattore culturale” e finire per legittimare il machismo. Le donne consigliano i loro uomini di ritorno dalle assemblee e con i loro consigli si risolvono impasse politici; ma intanto sono a casa, non hanno potere esplicito e sono continuamente infastidite instrada quando non sono accompagnate.

Le donne di Ammar, l’altro estremo, vivono e lavorano in strada. Ammar vuol dire “Associazione donne meretrici argentine”, attiva in tutto il paese. La sezione di Córdoba, come molte altre sul territorio è fuoriuscita da “Ammar Argentina” a causa di divergenze. La compañera, con cui riesco, dopo un certo peregrinare, a fare due chiacchiere, la mette su un piano economico, su una gestione centralista dei fondi, che Ammar argentina non distribuisce alle organizzazioni locali. In realtà, dalle sue parole, mi sembra di intuire una diversa forma di organizzazione e di concettualizzazione. Ammar argentina si avvale di professionisti retribuiti, Ammar Cordoba si basa sul lavoro volontario, qualche progetto ed un po’ di autofinanziamento. Di fatto, l'”appuntamento” lo prendo durante un locro (scopro che si chiama uguale ma è diverso da quello boliviano; questo si fa con zucca, mais e carne di maiale molto grassa), un pranzo popolare per finanziare quattro “copas de leche”, sulle quali chiedo delucidazioni. In molti poblados, intorno alle grandi città, c’è ancora molta povertà, denutrizione, analfabetismo. In alcune famiglie il pranzo servito a scuola è l’unico pasto caldo del giorno. Allora si organizzano le copas de leche, case private che si aprono per offrire ai bambini una tazza di latte caldo ed un panino o un criollo.

Ammar Córdoba nasce nei primi anni 2000 con il proposito di coordinare le lavoratrici sessuali per il riconoscimento dei propri diritti di lavoratrici. Al momento sono impegnate a fronteggiare un attacco derivante dalla legge imposta da De la Sota, governatore della provincia di Cordoba. Tale provincia è famosa per fare storia a se’ rispetto ai provvedimenti normativi che sono sempre indipendenti e straordinariamente più repressivi rispetto al resto del paese. C’è il codigo de falta e la detenzione “por portacion de rostro”, la ley della gorra, tutti sinonimi per lo stesso contenuto: la polizia può fermarti in strada perché hai l’aspetto sospetto e può portarti via perché ti stai guardando intorno (“merodeo”), perché stai cercando cibo nei cassonetti, perché stai vendendo, suonando o giocolando o, semplicemente, perché non gli piaci. Esiste un reparto di sicurezza che si chiama “de saturación”, controlli a tappeto in nome della “sicurezza”. De la Sota ha anche sostenuto una legge contro la tratta, molto criticata da Ammar perché criminalizza e colpisce le lavoratrici del sesso e perché fa volutamente confusione tra “tratta” e prostituzione liberamente e consapevolmente scelta. Il tema della tratta qui è pressante, lo dicono i muri, i cartelli sugli autobus e in strada. Sembra davvero che qui la leggenda metropolitana dei rapimenti per sottrazione di organi e sfruttamento della prostituzione sia realtà, ma sono già in Cile, mamma, è andata bene pure questa. La legge chiude whiskerie, night club, cabaret e simili,
sostenendo che questi luoghi siano quelli in cui avvenga lo sfruttamento della prostituzione e la schiavizzazione di donne non consenzienti, senza riconoscere chi esercita il mestiere più antico del mondo per scelta e costringendo le lavoratrici sessuali al lavoro in strada, esponendole ancor di più a magnaccia e criminalità. E alla repressione poliziesca.

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Ammar offre assistenza legale e medica gratuita, c’è una ginecologa, un’oculista, un dentista e specialisti pediatrici. Perché ad Ammar ci sono tanti bambini, c’è una scuola ed un asilo. La scuola nasce perché molte “compañeras” non avevano studiato; la scuola è inserita nel sistema nazionale e sono gli unici stipendi ricevuti ad Ammar, dal ministero dell’istruzione. La scuola è aperta, ovviamente, a tutto il quartiere ed è parecchio frequentata; quando le madri iniziarono a seguire le lezioni si presentò il problema dei bambini, dove lasciarli. Per un po’ vennero tenuti fuori dalla aule, su dei materassi, poi venne creato l’asilo. Ad Ammar ci sono i laboratori, di parruccheria e di cucito. L’impressione, stando li, è che davvero sia una casa per il quartiere,la porta si apre incessantemente, nel garage alle nostre spalle stanno cantando e suonando con una chitarra, in cucina si beve mate e si chiacchiera, dalla porta dell’asilo esce un bimbo che stringele gambette, con la faccia sofferente, aspettando che si liberi il bagno. 

Ammar si autogestiona con le assemblee, le compañeras si incaricano delle diverse aree. Ammar ha tutta l’aria di essere una comunità, un punto di riferimento per il quartiere, un luogo di lotta. La prossima iniziativa è il 2 di Giugno, giornata internazionale del lavoro sessuale e le compagne di Ammar saranno in strada ancora una volta, a rivendicare una scelta, a chiedere diritti per le lavoratrici del sesso. Diritto a non essere sfruttate da un magnaccia che si prende il 50, 70% dei guadagni, a non essere portate via dalla polizia arbitrariamente, a non essere strumentalmente
confuse con vittime della tratta.

Vorrei avere sottomano King Kong Theorie, di nuovo, per rileggermi le parole di Virginie Despéntes,perché la prostituzione volontaria appare, al principio, scioccante, incomprensibile, inspiegabile, e mai viene rilevata la analogia con il lavoro salariato, con la vendita del proprio tempo, del proprio corpo, delle proprie braccia che questa società legittima ed incoraggia.
A ciascuno il suo, allora, ma fuori dalle ipocrisie e dalla presunzione di essere liberi.

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