Lagunillas – II parte

Lagunillas 2

(Segue)

Il territorio fa parte degli ambiti di intervento dell’APG, la Asamblea del Pueblo Guarani. Piset, si chiama, Producción, Infraestructura, Educación, Salud e Tierra y Territorio. Complesso e centrale il rapporto del e della guarani con questo elemento, semplici le parole di Luís Miguel per spiegarlo. Yaity, casa di una signora anziana, o meglio patio, o meglio ancora aia. Nelle comunità la casa è un edificio, più o meno grande, di fango o legno o in muratura ma la vita avviene fuori. Li si cucina, si mangia, si lavano i panni. Qui si ricevono le visite, si avvicinano sedie e si invita a sedersi. E mentre siamo seduti in semicerchio, il silenzio rotto dallo scorrere del Parapety, l’occhio che raggiunge il cielo e le nuvole all’orizzonte scostando gli alberi, qualcuno dice qualcosa sull’ampio spiazzo e Luís Miguel dice che il guarani vive così, che è abituato a vedere la natura intorno a se’, che in città non si vede nulla, solo muri, mentre qui si possono alzare gli occhi e vedere gli uccelli volare nel cielo. Spettacoli e rumori a me sconosciuti, come il ragliare degli asini e il gracchiare di uno stormo di pappagalli verdi che si alza in volo, al nostro passaggio, da un campo di mais.

Anche Doña choquita ci mette a sedere nella sua aia; siamo tanti, perché oltre a noi dell’equipe c’è lo mburuvicha di Kurupaiti, doña choquita e suo marito ed un ragazzo, ex studente della Tekove, che abbandonò quando divenne mburuvicha qua e che non ricordo bene che funzione rivesta al momento. La chiacchierata è lunga ed io mi annoio perché ci capisco ben poco con tutto questo guarani. Andiamo a visitare la comunità,’ l’architettura tipica prevede la scuola, il Posto di Salud e la cancha; al ritorno ci regalano delle pannocchie e ci offrono del latte munto davanti ai nostri occhi, qui che il latte è quasi esclusivamente in polvere.

Lo mburuvicha di Kurupaiti ci invita a pranzo, ha cacciato il giorno prima un cerbiatto che accompagniamo con il consueto riso, pannocchie e un’insalata. Prepariamo sotto la tettoia dove c’è il fuoco con le donne di casa, tomando mate arricchito da cedron e poleo, anche queste regalo di Doña choquita.

Da qui si va a Tenta Piau, letteralmente casa nuova, in castellano Pueblo Nuevo. Lo mburuvicha non è affatto contento di riceverci, per di più nella cancha, che è giusto di fronte a casa sua, ci sono le olimpiadi dei bambini, come in tutta la Bolivia e la presentazione finisce in tempo per la partita della squadra, suppongo, di suo figlio.

Controvoglia ci fermiamo ancora al Puesto de Salud, dal Doctor Limón. È provocatorio tutto il tempo, scettico; spiega il suo lavoro e critica quello degli altri, Gerencia, ospedale di Lagunillas, velatamente anche il nostro. È, come dice Sandra, “bien politico”, ed è questo a cui sembra destinato. Ci parla di un incarico che lo aspetta. Ci mostra il suo splendente Puesto, le cartine delle comunità di referenza, le carpetas familiares ben ordinate.

Nulla da eccepire riguardo ai contenuti che, poi, sono quelli del governo. Sono almeno tre i programmi che conosco nell’area della salute: MiSalud, il Bono Juana Azurduy e l’istituzione dei Safci.

“Mi Salud”, di fatto, garantisce l’assistenza sanitaria ai bambini fino a 5 anni, alla donna in stato di gravidanza e agli anziani oltre i 60 anni. Per il resto della popolazione la salute è a pagamento e cara.

Il Bono Juana Azurduy, prende il nome dall’eroina della guerra d’indipendenza che, tra una battaglia e l’altra, ebbe modo di fare quattro figli. Si tratta di un aiuto economico per ogni bimbo minore di cinque anni.

Infine, il Safci, che vuol dire Salud Familiar Comunitaria Intercultural. La salute, quindi, come benessere completo, vale a dire benessere fisico, accesso ad una buona alimentazione ed ad una casa in buone condizioni, accesso all’acqua potabile e, più in generale, ad un ambiente non contaminato, rispettando le cosmovisioni dei popoli indigeni, per i quali la la salute è armonia con la famiglia, la comunità, la natura che li circonda. Si deve, dunque, descolonizzare, poiché lo sfruttamento della terra è alieno alle culture originarie. Culture originarie che sono depositarie di conoscenze millenarie, anche in tema di salute. Che coesistano e collaborino medicina tradizionale e medicina occidentale. Comunitaria perché si ricerca attivamente la partecipazione delle comunità, che definiscano le proprie esigenze, che collaborano tramite il proprio responsabile di Salud, si promuove la nascita di comitati a livello municipale. Stanno nascendo nuovi posti di lavoro statali per dottori ed infermieri. Rientra nella salute, il diritto ad una vita dignitosa, l’accesso all’educazione.

Il cammino è ancora lungo, “il processo di cambio” è irto di ostacoli e contraddizioni, la propaganda è serrata, acritica, entusiasta. Ma i cambiamenti sono reali, gli investimenti nell’ambito della salute pure. La visione, la dichiarazione d’intenti è la seguente: un sistema di salute universale, gratuito, interculturale, “equitativo”, partecipativo. E fossero pure solo belle chiacchiere, nel nostro bel mondo sviluppato neanche quelle ci hanno lasciato.

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