Oltre le gabbie c`è di più…

Le parole a farmi compagnia, nel sacco a pelo nel Puesto de Salud di Yaity, nella zona di Lagunillas. Non ho sonno ma le donne sono gia’ tutte a dormire; spengo la luce, chiudo la porta e mi butto giu’ anch’io. E nell’oscurita’, fuori dalla nostra finestra, si sentono le voci degli uomini. La verita’ é che vorrei essere li. Me li imagino cocheando e chiacchierando. Dormono nel patio, nella tende da campeggio che hanno montato. Come l’altra volta, gli uomini a giocare a carte e cocheare, le donne a cucinare e mateare. E’ pur sempre vero che si tende a confermare ciò che si vuole vedere, ciò nonostante continuo a fremere come sempre mi capita quando non accetto né posso cambiare le cose. L’altro giorno con Guido, che faceva lo splendido cercando la giusta misura tra tenergli testa e la dimensione culturale. E così quando mi chiede quando torniamo in Italia gli rispondo tra tre mesi, e che c’è tempo per organizzarsi. Ma non dico molto quando dal piercing alla lingua si passa ad allusioni poco ambigue. Così come non riesco a dire ciò che penso a Lorenzo, quando mi chiede scusa per telefono per essersi presentato ubriaco all’una e mezza fuori dalla mia porta. Mi dice che non me lo merito, di essere trattata così. Da chota, da puttana. Vorrei dirgli che se proprio dovessi scegliere tra santa e puttana non avrei dubbi. Non vorrei essere quella che ti aspetta a casa mentre sei al bar ad ubriacarti con gli amici, alle riunioni di lavoro, o a crescerti i figli mentre ne dissemina altri in giro di cui non ti occuperai. Non mi sorprende né mi sento offesa se l’ultima notte prima di partire ti ubriachi con i tuoi amici e ti capita di desiderare affetto o compagnia. Una buona dormita andrà bene lo stesso, e siamo gli stessi di prima. Tutto questo vorrei dire e continuo a provarci quando capita l’occasione, quando mi si chiede di me e della mia vita. Parlo della mia storia di amore e di rabbia, di com’è vivere con me, di come cerco di cambiare qualche sfumatura nei rapporti con gli uomini, siano amici, compagni di vita o di ideali. E racconto del sogno di trovare la felicità ed un senso, negli affetti, nel lavoro e non necessariamente e non solo, in un amore ed in dei figli. Ed accolgo di nuovo le confidenziale di una donna tradita costantemente, senza neppure la consolazione delle scuse e del pentimento. Così é e così sarà, forte, quest’uomo, di una cultura che non permette alla donna di andar via e non esige nulla all’uomo. Per i figli si va avanti, per un’idea di famiglia che è pura ipocrisia, sconosciuta non solo la felicità ma anche solo un minimo di rispetto. Le voci si stanno aquietando fuori, il rumore delle tende che si chiudono e qualcuno che ancora parla al telefono. Riprende a piovere, mi chiedo che ne sarà di noi. Il viaggio è stato avventuroso, il cammino in brutte condizioni. Bisognava attraversare alcune quebradas, letti di fiumiciattoli durante le piogge, pietre altrimenti. I ragazzi scendevano e né saggiavano la profondità. Entrandoci dentro, quasi fino all’inguine, e testando con i piedi la consistenza del fondo, la forza della corrente e suggerendo il percorso al conducente.

Misurando la profonditá dell'acqua

Misurando la profonditá dell’acqua

Solo una volta abbiamo rischiato di capovolgerci su un lato, ma io ho pensato solo che ci saremmo piantati lì aspettando tempi migliori. Sarà la pioggia a decidere che cosa si farà domani; io voglio solo andare a guardare il Parapety, che scorre proprio qui davanti, separando la comunità. “Fiume in cui sono morti molti”, vuol dire ed arriva fino a Camiri. Al di là delle vicende storiche, che non conosco, si dice che in molti continuino a morire, perché ubriachi, in questo fiume.

Rio Parapety

Rio Parapety

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