Cronogramma

Per integrare la versione cervellotica ed intimista di Rio, ecco alcune tappe. Se fossi una figa avrei la foto di una cartina con punti rossi e disegnini, ma non lo so sono e delego a Google maps.

Mercoledì
Passeggiata notturna con Joao: dicevamo che l’arrivo è dopo 18 ore di viaggio circa e non m’importa posticipare l’inizio dell’esplorazione, Nico ha un incontro di lavoro alle undici ed a casa si guarda un match della Copa Libertadores. Quando esco dalla doccia (vera!) Guilhermo e Joao mi propongo di fare un giro nei dintorni, mi accompagnerà Joao. Giriamo per il quartiere, mi offre una cachaca e mi porta a vedere il Cristo da un ippodromo. Sembra di fretta, corre più che camminare e penso che lo stia facendo per gentilezza ma che abbia fretta di tornare a casa perché il giorno dopo lavora. Non ho ancora cenato, mi accompagna a prendere un pastel ed un succo di acai, che è piuttosto una crema. Una bomba.

Giovedi
Del Centro si è già detto, vado direttamente al pomeriggio in spiaggia a Lebnon. Anzi no, in centro continua la scoperta della frutta. Prendiamo un’acqua di cocco, che consiste in un cocco verde e dalla forma irregolare, quanto di più lontano possibile dalla mia idea di cocco. Gli si pratica un buco in cima e vi si infilano due cannucce. Non particolarmente saporito ma terribilmente rinfrescante. Perfetto in questi 30 e passa gradi di fine estate. Torniamo al mare. L’oceano, questo pure si è già detto, mi fa paura, il mio bagno è molto simile a quello dei bambini di dieci anni accanto a me e mi viene in mente la lista delle cose che bisogna saper fare secondo Edison. Così come me le ricordo: conoscere una lingua, saper ballare, saper cucinare, conoscere uno sport da combattimento, saper nuotare. La lista seguiva ma sul nuotare sono assolutamente d’accordo.
Cena con Guihlermo: a domanda rispondiamo che non abbiamo preferenze e quindi ci porta all’orientale. Credo di aver mangiato salmone marinato con salsa di soia. Qualunque cosa fosse era buono, non era riso o zuppa e non importa se a Guihlermo non è venuto in mente di portarci a mangiare cucina brasiliana.
Bareggiando: Guihlermo torna a casa e raggiungiamo di nuovo Joao. La peggiore caipirinha in un bar del quartiere Jardim Botanico, il Gentebem, una capatina al Comunia, che ci descrivono come hipster, in realtà c’è una serata anni ’80, con la selezione più pacata che abbia mai ascoltato e intermezzi di anni ’80 brasiliani. Ci stiamo un secondo, poi ci sediamo al bar di fronte, dove stiamo dieci secondi poi Nico è stanco e ci facciamo portare a casa da un taxi, che ci salva da una pioggia torrenziale. Qui capisco che Joao non aveva fretta la sera prima, è solo irrequieto. Non sta fermo, anche quando siamo seduti non smette di tremare e far traballare il tavolino.

Venerdì
Secondo me la mattina traccheggiamo e basta, poi andiamo verso Copacabana, Nico ne vuole vedere il quartiere, ma sono più che altro negozi. La spiaggia è più frequentata che Lebnon, più giovane e altrettanto palestrata.
La sera facciamo un salto al diciottesimo, come l’impressione che Guilhermo non ci voglia lasciare soli, forse non a torto. Poi andiamo in Santa Teresa, per la prima volta sul Morro, la montagna. Vegetazione tropicale e liane, scorci di mare intravisti tra gli alberi, aria fresca. Manifesti sui muri, strade strette e curvate, salite e discese e scale. Ci fermiamo all’Armacen Cultural, un’ottima capivodka al maracuja’. Il posto è molto bello, l’arredamento semplice e soprattutto i dettagli, come le statuine dei santi sui tavolini, accanto ad una candela. Poi un altro bar, non entriamo nemmeno chiacchieriamo fuori. Di fronte quella che sembra una vecchia villa, forse anch’essa un bar. Ci raggiungono Dani (quello del ristorante, dei tre bar…) e Daiana (?), che ha lavorato a Madrid. Poi ci stringiamo in un taxi ed andiamo a Lapa, in un posto improponibile dove balliamo musica tradizionale…del nordest? Fado? Non sono sicura. Poi seguo Nico tra le vie di Lapa, approfittandone per scollarmi un ballerino invadente. Lapa è la vita, piena di gente, on un garage mettono reggae (?), fuori c’è gente in strada che balla e suona. Abbiamo venti minuti, poi dobbiamo tornare da Guihlermo. Questo rimpiango, soprattutto il non poter seguire ciò che l’istinto mi suggerisce, vedere le cose che vorrei assaggiare passarmi davanti e perdersi nei processi di mediazione. Quando torniamo indietro Guihlermo è già andato via, andiamo via pure noi. La bocca un po’ amara, ma ho ancora fiducia nei giorni successivi.

Sabato
Prahia ? : la spiaggia era a quindici minuti di taxi da casa ma il taxista, pur di non ammettere che non sa dove portarci, ci trascina in lungo e in largo. La spiaggia, comunque, vale la pena.
La sera raggiungiamo Guihllermo al Volta, il ristorante di Dani, di cui si è già parlato. E poi al Bukowski, discoteca rock e di altri generi musicali a rotazione. “Quello che succede al Bukowski, rimane al Bukowski”, recita un cartello. Molto giovane il posto, la concezione di comunità molto social network e il merchandising. Comunque l’ingresso costa 50 reales, circa 18 euro, che ci facciamo scontare a una trentina. Il tutto per rimanerci un’oretta. Forse mi son spiegata l’amicizia tra i miei accompagnatori, dev’essere quest’attitudine ad andare nei posti, dare un’occhiata ed andar via. Costi quel che costi, in senso letterale.

Domenica
Siamo finalmente un po’ più operativi e concreti. La mattina in spiaggia sotto casa ed il pomeriggio a vedere il Cristo Redentore del Corcovado. Oddio, l’attitudine è sempre la stessa del “veni, vidi” e apposto così, quindi probabilmente non ci capiamo granché. A parte l’idea di essere in un simbolo mondiale e la splendida vista su Rio, non rimangono grandi emozioni. Caratteristico il trenino che porta su i turisti e lo spettacolo del tramonto.
Abbiamo di nuovo fretta, dobbiamo raggiungere Guihle con cui andiamo a mangiare un pastel. Non l’ho mai visto cucinare in sei giorni, nemmeno un caffè. Chissà da quanto tempo quelle pentole giacevano inutilizzate. Poi si torna a casa, lui lavora ancora un po’ io cucino per il pranzo del giorno dopo. Poi usciamo un po’, nel quartiere accanto al suo, . C’è tantissima gente in strada, pur essendo domenica sera.

Lunedì
Ultimo giorno, il mio cronogramma è fittissimo. Quando Nico si alza io sono già pronta per uscire. Non capisco perché devo arrivare all’ultimo giorno per fare di testa mia, essendomi ormai riempita di nervosismo. Riesco a infilare il Pan di Zucchero, una “galleria di urban art”, una siesta in spiaggia ed una passeggiata per Lapa e Santa Teresa.
In generale Rio m’e’ sembrata senz’anima, come se mancasse sempre qualcosa nelle sue strade, sempre un po’ finta e ben vestita. L’idea di una ricca vita notturna e culturale, entrambe solo annusate.
Esiste un’altra Rio, che non ho visto, ed avrei visto un’altra Rio, se avessi fatto a modo mio. Ho avuto, a volte, la sensazione di aver tutto li a portata di mano e non poterlo toccare, con la conseguente rabbia dettata dal senso di impotenza. Ma in fondo, chi l’avrebbe mai detto che sarei finita a Rio, perché essere ingrati e lamentarsi?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...