….oggi splende il sol

Continuano le lezioni di Salud Mental, oggi parleremo di Depressione, Mania e Bipolarismo. Perfetto, direi, visto che sono in pieno bipolarismo pure io. E i momenti di difficoltà, come arrivano, così se ne vanno.
Due cose mi hanno fatto cambiare umore, le lezioni con Attilio, una giornata bella con i ragazzi e con le ragazze. E, probabilmente, anche il ritorno del sole e del caldo.
Andiamo con ordine.
L’altra sera, a cena, gli uruguayani chiedono ad Attilio (che è un giovane medico italiano) come era andata la lezione e lui risponde che “bene, qualcuno magari si annoiava o si addormentava, ma è normale, stai parlando a 40 persone, qualcuno che si distrae ci sarà”. Insomma, le autocritiche precedenti valgono tutte, ma mi ha fatto pensare (e ridere) quello che in psicologia si chiama “processo di attribuzione causale”. Dove risiede la causa di un fatto? A chi si attribuisce il merito o la colpa di qualcosa? Evidentemente, io ho una noiosa attribuzione causale interna, Attilio esterna. E dove io ci rimango male, mi metto in discussione, anzi mi flagello direttamente, qualcun’altro può essere sereno e pacato. Non so se è una specie di “mal comune mezzo gaudio”, o forse un po’ di realismo e riconoscimento, a me stessa, dell’impegno e della dedizione che ci metto nelle cose che faccio. Le parole di Tarcisio, che dice che va bene, che loro ci sono grati a prescindere di quello che stiamo facendo, che per loro è interessante e se non dicono nulla non vuol dire che non apprezzino. E così, mi sono rasserenata un po’.
Ieri altra lezione, poi alla cancha. Il Giovedì è il giorno dello sport, e mentre i ragazzi giocavano, noi fanciulle, oltre a guardare la partita, cianavamo un po’. E io adoro quando ci si racconta. La domanda più frequente è se ho un ragazzo, se ho figli. Pare strano in questi luoghi non avere ancora famiglia a 27 anni. E noi gli raccontiamo di come funziona in Europa, o in Uruguay, che è comunque molto più “occidentale” di qua. All’inizio nemmeno a questo sapevo come rapportarmi. Come se raccontare la vita fuori potesse contaminare la loro cultura, che si tenta di preservare a gran fatica, con la paura di portare la modernità, da sempre, nell’immaginario, sinonimo di bruttezze morali. Poi si rifletteva dell’importanza di essere autentici e comunque, a prescindere, io non credo che si debba preservare una cultura, eliminando la possibilità di scegliere, di valutare alternative, di conoscere. E’ la conoscenza che rende liberi, è la scelta consapevole di prendersi cura, di preservare, di trasmettere una cultura che ne riconosce la ricchezza ed il valore. E quindi mi ritrovo a parlare del piercing, del mio taglio di capelli, della mia vita. E poi giochiamo a calcio. All’inizio decidiamo di giocare a porta libera, “portiere volante” forse si chiamava, ma quando mi rendo conto che nessuna la guarda proprio la porta finisco in porta. Lo so che il portiere lo fa sempre chi è troppo scarso per il resto, ma qui a “scarsaggine” ce la giocavamo proprio, e poi mi permetteva di fare colpi di testa (non letteralmente) e attraversare tutto il campo, ogni tanto. E di mettere pure un goal.
Mentre giocavano i ragazzi ho anche fatto delle foto, che la sera, dopo il film, abbiamo proiettato, insieme a quelle del sabato interculturale, della battaglia dei petos. Loro ridono, io mi emoziono un po’.
Flor parte Martedì, gli altri uruguay (che si chiamano Lalo e Beti, per dire) la settimana prossima ed ogni tanto mi viene la malinconia come se dovessi partire io.
Mi manca tanto della mia vita, in particolare gli abbracci alle persone che amo ed il tempo trascorso insieme, ballare, ridere e tornare a casa con la luce del giorno (eh, Mami, che ci vuoi fare…). Vaglielo a dire da ste parti che non ho nessuna intenzione di fare figli ora (e chissà se mai) perché mi piace vivere così. Ma nostalgie a parte, so che mi sto innamorando.
Dei tetti di paglia del salone, del cielo che è bellissimo pure quando non c’è il sole, dei visi, delle stelle e della luna che fa più luce dei lampioni, delle banane fritte, di tutte le cose nuove che scopro ogni giorno. E per me, che mi interrogo sempre sulla mia vita in circoli chiusi e abbastanza minoritari, è una bella sfida incontrare il mondo, o pezzi di mondo così diversi da me.
Il sole, per chiudere il cerchio, che la lezione già inizia.
Ha piovuto un bel po’ in questi giorni, il che tendenzialmente è un bene, perché manca sempre l’acqua ma in realtà è mancata pure quando pioveva. Ma faceva freschino e continuavo a rimandare una serie di cose, tipo andare a correre ed allenarmi e lavarmi i capelli, ovviamente senza phon.
Quindi ieri mattina decido di uscire a correre a prescindere, anche se il tempo minaccia pioggia. Arrivo a 50 metri da dove avrei iniziato a correre ed il cielo si apre e rovescia su di me tutti i suoi affanni. Provo a non lasciarmi intimorire ma è impossibile, quest’acqua bagna. Torno verso “casa”, correndo, a sto punto, affondando un po’ nel fango. E ormai, tutta bagnata, resta solo da infilarsi in doccia. Fredda ovviamente. Ma quando apro il rubinetto…niente! E quindi due bottiglie gelate giù per la schiena e si inizia la giornata.
A volte sì, della modernità si può fare a meno.

Con Gabriel, che ci ha chiesto foto come regalo di compleanno

Con Gabriel, che ci ha chiesto foto come regalo di compleanno

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