A caccia di petos

Il sabato è il giorno del lavoro. I ragazzi e le ragazze si riuniscono in assemblea e si dividono i compiti. Si puliscono le proprie stanze, gli spazi comuni, si raccoglie la legna per la cucina e l’immondizia, che poi verrà bruciata, si taglia il prato a colpi di machete. Ma l’attività che oggi mi interessava di più, oggi, era la caccia a los petos.
I petos sono una specie di vespe, ma ben più pericolose. Sembra che una loro puntura sia così velenosa da addormentare la parte colpita, da far sanguinare la pelle. Costruiscono le loro case sotto i tetti delle case, sul legno delle travi. I ragazzi e le ragazze sono abituati a distruggerne gli alveari, o come si chiamano, ma questa volta gli abbiamo chiesto noi di “disinfestare” un edificio chiuso.
Alcuni giorni fa Flor ha scoperto a che cosa è destinato quell’edificio, vale a dire una sala computer. Attualmente la sala computer è in un’aula dietro l’ufficio, ma noi l’abbiamo sempre vista chiusa. L’idea era di sistemare questa nuova aula e di trasportarci i computer. Questo sarà il nostro obiettivo per il fine settimana. C’è una canzone degli Afterhours che si chiama “Tarantella all’inazione”. Non so nemmeno di che parli, sono gli Afterhours che hanno già svestito il loro ruolo di malinconici compagni adolescenziali. Ma qui ogni tanto si combatte con l’inazione. O meglio, le cose qui hanno altri ritmi, altri processi, altri tempi. La sala di cui sto parlando è pronta da un anno y pico, dice Flor, ma forse è sempre mancato qualcuno che prendesse l’iniziativa o avesse tempo per farlo. Il primo passo, però, era la bonifica dell’aria. E quindi ieri abbiamo comprato della benzina ed i ragazzi e le ragazze hanno deciso oggi in assemblea chi si sarebbe occupato di questo. Due ragazzi, con la supervisione, a distanza, del ragazzo uruguayano, e gli spettatori (io e le due ragazze uruguayane) ad ancora maggiore distanza. Per proteggersi dalle punture si sono bardati, con molti strati di felpe, cappucci, occhiali o retine di protezione, guanti. Hanno poi preparato dei lunghi pali,alla cui sommità erano avvolti drappi di stoffa imbevuti di benzina. Il discorso era che, essendo molti i nidi di questi insetti, bisognava essere molto rapidi, per evitare che il fumo li facesse uscire ed attaccare. E, ovviamente, per ucciderne il più possibile. Tutti pronti, quindi, coperti e bardati, pali pronti, una lattina da cui proveniva la musica e via. Fuoco ai pali e si inizia a bruciare i nidi. Qualche e peto è volato fuori, ma il fumo deve averli tenuti lontani, i ragazzi corrono intorno alla casa e incendiano tutti i nidi. Nessun ferito tra i nostri. Domani dovremmo pulire un po’ e trasportare i pc. #staytuned.

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