Istantanee

Gutierrez e’ intendere il senso dell’espressione “zona rurale”. Era così “prima”, nella famosa frase “qui prima era tutta campagna”. A Gutierrez non c’è l’acqua che esce dai rubinetti, ne’ tutte le comodità della città. Ma a Gutierrez ci sono le stelle, o certe volte la luna e le nuvole. E, seduti nel prato, su sedie di plastica, e’ un po’ come essere al cinema. E, invece delle immagini, scorrono le nuvole. Spesso, ultimamente, ho letto ed ascoltato l’idea che esistano due tipi di fotografie, quelle che si scattano con la macchina fotografica e quelle che si scattano con gli occhi. Io e Nicco che guardiamo il cielo nella notte nel frinire degli insetti, e’ una di queste. Un’altra, di Gutierrez e non solo, e’ quel particolare movimento che si fa con la mano o con uno straccio, per allontanare i moscerini. Il braccio e’ fermo, piegato, l’avambraccio parallelo al corpo, e solo la mano ed il polso disegnano un otto davanti al viso. Spesso si vedono mamme con il bimbo sul fianco fare questo movimento; altre volte sono le mamitas del mercato, inutile tentativo di scacciarli dagli alimenti.

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Gutierrez e’ il mate amaro, offerto dagli uruguaiani, qualcuno di passaggio, qualcuno invece no. Gli uruguaiani mi raccontano del mate, della sua ritualità. Non si serve il mate che sta servendo un altro, offrire il mate e’ accoglienza ed invito. Ognuno ha il suo modo di servirlo, ma il processo è identico. Si mette poca acqua fredda così “gonfia”, poi acqua bollente su una piccola parte della montagnetta di erba che si è fatta. Poi quando “la cannuccia” fischia e fa le bolle si riserve, spostando l’erba in senso orario (o anti-orario, dipende) di un quarto di giro. Se chi lo serve è bravo, il mate “nunca se lava”. Florencia dice che il modo in cui si serve il mate è una buona metafora di come è fatta una persona. Non so se imparerò mai a servire il mate, per il momento la mia sfida è imparare a berlo amaro, qualcuno direbbe, come la vita. In questo momento, però, mi permetto di dissentire.

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One thought on “Istantanee

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